... l'estate del 1989, la mia prima estate da studentello universitario che, diversamente dagli anni precedenti,
avrei trascorso a preparare gli esami.
Ma questa non era l'unica novita', sul piano sportivo c'era gia' la voglia di qualche cosa di nuovo, un qualche
cosa che ridisegnasse i limiti di quella serie di esperienze, gia' di per se' molto individualistiche, che
avevano caratterizzato i decenni precedenti della mia vita di atleta.
Un giorno di fine giugno mi capita di passare davanti alla cartolibreria dove per 13 anni ho acquistato i
miei libri di scuola quando noto, in bella vista sulla porta il manifesto che pubblicizzava le Nolesiadi,
praticamente le miniolimpiadi che in quegli anni venivano organizzate a Noli ad agosto.
Tra le varie gare in calendari fui colpito da quella che portava quel nome allora per me sconosciuto:
"TRIATHLON", una sequenza di nuoto (400m), bici (15Km) e corsa (5Km). Mitico !! Proprio quello che ci voleva:
correvo da anni, la bici da corsa era la mia passione (anche se qui si trattava di un percorso in MTB,
sport anch'esso agli esordi), rimaneva il nuoto ... non lo praticavo agonisticamente da anni ma vabbe!
qual'era il problema? avevo piu' di un mese per allenarmi alla sera su e giu' dalla boa dei bagni marini!
(ma sarebbe stata la mia spina nel fianco per sempre).
Arriva il giorno della gara, ci ritroviamo in tredici in zona cambio, tra cui un paio di visi noti del
podismo savonese ed alcuni atleti piemontesi; io, come la maggior parte degli altri che si
cimentavamo per la prima volta in questa disciplina, a parte costume e maglietta, mi ero dovuto
fare imprestare la bici, gli occhialini ed il casco.
La giornata e' tipica di ferragosto, calda, assolata e mare piatto; partiamo alle 11 e percorro, non
senza difficolta' di orientamento, i 400m di nuoto. Esco a meta' gruppo dall'acqua e ricordo ancora l'ola del
tifo dei bagnanti, cosa rara nelle gare podistiche che ero solito frequentare.
Salto in bici e dopo un Km affronto il durissimo sentiero che sale a Voze, in pratica ho trasportato la
bici in spalla per 2 Km.
Raggiungo l'altopiano della Manie dove per una decina di Km pedalo tra sentierini appena tracciati,
quegli stessi che oggi sono diventati il regno dei biker amanti del single track, ma che all'ora si
affrontavano con quelle che oggi venderebbero come city-bike al supermercato.
A rotta di collo scendo, sempre per sentieri, su Noli dove lascio la bici per ripetere nuovamente
la salita di prima verso Voze per poi scendere via sentieri, dal villaggio Gulliver al Castello
e da questo raggiungere le viuzze del centro storico della cittadina. Degli ultimi istanti di gara
ricordo le scene come se fosse ora.
Taglio il traguardo nella piazzetta centrale di Noli, appena rinnovata con
i mattoni rossi che bruciavano al sole, come un'automa guadagno la prima panchina davanti a me
ragranellando le ultime energie.
Mi sento come se fossi passato attraverso un tritacarne per poi essere sbattuto come un cotechino bollito
su una panchina assolata.
Non ho ancora raccolto le idee e focalizzato la dimensione dell'esperienza che ho appena terminato
quando si avvicina mio papa', l'accompagnatore fisso della mia vita di sportivo, il quale, col quel
tono che non ho mai capito se ironico o scherzoso, mi dice: "Duretta, eh?". Non ho quasi la forza di rispondergli,
alzo la testa, lo guardo, raccolgo i miei pensieri confusi e rispondo (per ripicca) "E' solo l'inizio".
Ma dentro di me pensavo "E' proprio questo il fondo del barile?" quello che cercavo e' tutto qui?".
Io dopo piu' di 20 anni la risposta non l'ho ancora trovata, e forse spero di non trovarla mai ...
Pero' quelle due parole di mio papa' continuo a ripetermele ancora oggi e sono riuscite a condizionare il
resto della mia vita: dalle amicizie agli affetti, dagli studi al lavoro. |